Ci sono momenti in cui quello che senti dentro non è facile da spiegare, non ha una forma precisa, non è una frase chiara, ma piuttosto un insieme di sensazioni, pensieri sparsi, emozioni che si mescolano tra loro e che restano lì, sospese, senza trovare davvero un posto dove andare. In quei momenti si tende a fare quello che si è sempre fatto: continuare a pensarci, tornare sugli stessi punti, cercare risposte nella mente come se bastasse riflettere un po’ di più per arrivare a una soluzione. Spesso però succede il contrario, più resti dentro quel flusso e più tutto si amplifica, si ingarbuglia, diventa più pesante da sostenere.

Scrivere interviene proprio in questo spazio, non come una soluzione immediata o come qualcosa che sistema tutto, ma come un passaggio diverso, più concreto, che ti permette di uscire da quel movimento continuo e portare ciò che senti su un piano più stabile, più visibile, più reale.

Quando inizi a scrivere, anche senza sapere bene da dove partire, qualcosa si sposta, perché quello che prima era solo dentro di te inizia a prendere forma, e nel momento in cui prende forma cambia anche il modo in cui lo vivi, come se tra te e quel pensiero si creasse una piccola distanza che prima non esisteva. È una distanza sottile quasi impercettibile all’inizio, ma è lì che succede tutto. Non sei più completamente immers@ in quello che senti, inizi a guardarlo, a riconoscerlo, a capire meglio cosa c’è davvero sotto quella confusione che sembrava impossibile da decifrare.

Scrivere non aiuta a trovare subito le risposte e forse è proprio questo il punto che spesso si fraintende, si è abituati a cercare soluzioni veloci, chiarezza immediata, un senso preciso a tutto. La scrittura lavora in modo più lento e più profondo, accompagnandoti passo dopo passo dentro quello che stai vivendo. A volte ti accorgi che quello che pensavi fosse un problema enorme, si ridimensiona, altre volte emerge qualcosa che non avevi ancora visto, qualcosa che stavi evitando o che non avevi ancora avuto il coraggio di riconoscere, e non sempre è facile, ma è reale, ed è proprio questa autenticità che rende la scrittura uno strumento così potente. C’è anche un altro aspetto che spesso passa inosservato, ed è il fatto che scrivere ti permette di interrompere un meccanismo automatico, perché quando i pensieri restano nella mente tendono a ripetersi sempre nello stesso modo, con le stesse parole, le stesse convinzioni, le stesse conclusioni. Sulla carta qualcosa cambia perché si è costretti a rallentare, a scegliere, a dare una forma diversa a ciò che stai vivendo. E in quel piccolo cambiamento si apre uno spazio nuovo, uno spazio in cui non sei più solo dentro il problema, ma inizi a muoverti intorno ad esso, inizi a vederlo da più prospettive, inizi, senza quasi accorgertene, a trasformarlo. Non è un cambiamento improvviso, non è qualcosa che succede in un momento preciso e poi resta così per sempre, ma è un processo che si costruisce nel tempo, ogni volta che si sceglie di fermarsi e scrivere, invece di restare intrappolati nei pensieri,

ogni volta che si decide di ascoltarsi invece che ignorarsi.

Ed è proprio questa continuità, anche imperfetta, anche disordinata, che crea una differenza reale, perché lentamente cambia il modo in cui ti relazioni con ciò che senti, ti rende più consapevole, più presente, meno in balia di tutto quello che ti passa per la testa. Scrivere non cambia automaticamente la tua vita fuori, ma cambia il modo in cui la attraversi, e quando cambia quello, cambia anche tutto il resto, perché non sei più la stessa persona che reagisce in modo automatico, ma qualcuno che inizia, passo dopo passo, a scegliere come stare dentro ciò che vive.


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