Ci sono momenti in cui smettiamo lentamente di ascoltarci. Non succede all’improvviso, non c’è un giorno preciso in cui ci svegliamo e decidiamo di mettere da parte noi stessi. Succede piano, quasi senza accorgercene. Cominciamo a dire “va bene” anche quando dentro sentiamo il contrario, ridiamo per non creare tensioni. Accettiamo situazioni che ci pesano pur di non deludere qualcuno e, un piccolo pezzo alla volta, iniziamo a vivere più per essere accettati che per essere autentici.
Il bisogno di approvazione spesso nasce molto prima di quanto immaginiamo. Da piccoli ci hanno insegnato che essere amati significava comportarsi bene, non creare problemi, soddisfare aspettative.
Così siamo cresciuti con l’idea che il nostro valore dipenda da quanto piacciamo agli altri. Da quanto siamo utili, disponibili, accomodanti. E allora diventiamo esperti nel percepire ciò che gli altri vogliono da noi, ma completamente scollegati da ciò che vogliamo davvero noi.

Ci abituiamo a cambiare tono, opinioni, atteggiamenti, persino sogni, in base alla persona che abbiamo davanti. In alcuni ambienti diventiamo più silenziosi per non essere giudicati, in altri fingiamo sicurezza per sembrare abbastanza. A volte diciamo sì solo per paura che un no possa farci apparire egoisti, freddi o difficili. E nel frattempo ci stanchiamo tantissimo.
Vivere continuamente in funzione delle aspettative degli altri è estenuante.
È stancante controllare ogni parola prima di parlare. È stancante avere paura di deludere. È stancante chiedersi continuamente: “Starò facendo la cosa giusta per farmi accettare?”. E la parte più difficile è che spesso tutto questo avviene anche nelle cose più piccole e quotidiane.
Succede quando rispondiamo subito ai messaggi anche se avremmo bisogno di silenzio. Quando accettiamo inviti che non ci fanno stare bene solo per non dare dispiaceri. Quando ci scusiamo continuamente, anche senza motivo. Quando ci sentiamo in colpa per aver scelto noi stessi. Quando ci adattiamo così tanto agli altri da non sapere più nemmeno cosa ci piace davvero.

A volte mi sono ritrovata anch’io in quella sensazione strana di dover essere sempre “giusta” per tutti. Disponibile, comprensiva, presente, positiva e più cercavo di piacere a tutti, più mi sentivo lontana da me stessa. Cercare continuamente approvazione ci porta a vivere con una specie di maschera emotiva addosso. Una maschera che all’inizio sembra proteggerci, ma che col tempo diventa pesante da sostenere.
La verità è che non possiamo essere autentici e contemporaneamente controllare l’immagine che tutti hanno di noi, ad un certo punto dobbiamo scegliere. E spesso scegliamo inconsapevolmente l’approvazione, perché essere accettati ci fa sentire al sicuro. Ma quel senso di sicurezza ha un prezzo: la perdita della nostra autenticità.
Ci sono persone che passano anni interi a vivere secondo ciò che gli altri si aspettano da loro. Fanno scelte che non sentono davvero proprie. Restano in situazioni che le spengono. Nascondono parti di sé per paura di non essere comprese. Fuori magari sembrano perfettamente integrate, ma dentro si sentono profondamente scollegate. Il bisogno di piacere a tutti ci fa dimenticare una cosa fondamentale: non siamo nati per essere approvati da chiunque. Siamo nati per essere veri, ed essere veri richiede coraggio.
Significa deludere qualcuno. Significa accettare che non tutti ci capiranno. Significa dire qualche no. Significa smettere di modificare continuamente noi stessi pur di evitare il giudizio.
Guarire da questo bisogno non significa smettere completamente di desiderare amore o conferme. Siamo umani. Tutti vogliamo sentirci accolti. Ma c’è una differenza enorme tra desiderare affetto e dipendere dall’approvazione degli altri per sentirci abbastanza.

Il momento in cui iniziamo davvero a tornare a noi stessi è spesso molto silenzioso. Non è una rivoluzione improvvisa. È una piccola scelta interiore. È quando iniziamo ad ascoltare ciò che sentiamo senza censurarlo. Quando smettiamo di giustificare ogni nostro confine. Quando impariamo che dire no non ci rende cattivi. Quando comprendiamo che il nostro valore non diminuisce solo perché qualcuno non approva le nostre scelte.
Il vero cambiamento nasce quando smettiamo di chiederci continuamente “piacerò abbastanza?” e iniziamo finalmente a domandarci:


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